Vietata la copia

Autostima in musica

“ Siediti al sole, abdica e sii re di te stesso ”.
F. Pessoa

I benefici della vera musica

L’efficacia della musica e del suono sono un dato di fatto, dipenderebbero (dato puramente scientifico) dal fatto che generano onde acustiche in grado di entrare in risonanza con la materia, organismo umano compreso. Il corpo umano funziona come una grande cassa armonica, dentro la quale penetrano e si espandono le onde sonore.

Secondo la tesi di uno dei pionieri americani della musicoterapiaa, Don Campbell, nonché autore del libro Effetto Mozart, ascoltare i valzer e i notturni di Chopin stimola l’apertura mentale e la riarmonizzazione emotiva contrastando efficacemente fenomeni di tipo depressivo.

Altrettanto testato e chiaro è il fatto che ad esempio, le sinfonie e i concerti di Mozart favoriscano il benessere fisico, e che il Canto Gregoriano agisca positivamente sul ritmo del battito cardiaco e della respirazione.

La musica per sua natura si presta ad un approccio olistico, perché si accosta e relaziona all’individuo nella sua unità mente-corpo.

“ L’ascolto e la produzione di musica possono aiutare una persona ad acquisire maggiore consapevolezza di sé, ad uscire da una situazione d’apatia e depressione, ma anche a moderare l’aggressività e, di conseguenza, a migliorare la comunicazione con gli altri ” .

La terapia musicale dà buoni risultati anche nella cura dell’autismo e, nello stesso modo, può aiutare bambini e adulti disabili a migliorare i rapporti con il mondo cosiddetto “normale”. Sono incoraggianti anche gli effetti della terapia su persone affette da Alzheimer.

Non c’è dubbio che la fruizione musicale migliori l’umore e aiuti a mantenere le capacità cognitive, rallentando gli effetti devastanti della malattia sulla memoria.

Musica e ambiente come educatori

Le teorie della pedagogista Maria Montessori e del didatta del violino Shinichi Suzuki sono note in tutto il mondo e il loro valore oggi in Italia è ampiamente riconosciuto dopo molti decenni di indifferenza e disinteresse. Queste due grandi personalità vissero nella stessa epoca storica e, sebbene non esistano testimonianze di una loro diretta conoscenza, certamente respirarono in Europa lo stesso clima di grande fervore riguardo al rinnovamento dei metodi educativi.

Montessori e Suzuki sostengono entrambi 

“ la centralità dell’apprendimento musicale nei bambini e, soprattutto, che non si possa distinguere tra bambini dotati o meno sulla base di arbitrari test o metodi di valutazione ”.

Ciascuno alla nascita possiede dei talenti che si possono sviluppare se lo permette l’ambiente in cui crescono. Entrambi descrivono l’esistenza di una sorta di istinto-guida presente sin dalla nascita, spinta vitale che porta ad agire: l’hormé (di origine greca) e il kan (termine giapponese). Per Maria Montessori l’hormé è una forza vitale «divina che lavora per l’evoluzione» e «nel bambino che cresce normalmente si manifesta con l’entusiasmo, la felicità, la gioia di vivere». Per Suzuki il kan è una sorta di intuito o sesto senso presente alla nascita, che guida il bambino nel suo sviluppo, dandogli fiducia in se stesso e portandolo ad agire: «L’essere umano è governato da forze vitali. L’anima e il suo desiderio di eternità generano una grande energia per adattarsi al proprio ambiente».

“ La parola educazione implica due concetti: prima di tutto l’azione di formare un bambino o un ragazzo sviluppando e guidando le sue facoltà fisiche, morali e intellettuali, e poi l’azione di istruire. Ma nelle scuole si tiene conto solo del secondo aspetto ». Con Maria Montessori la figura dell’insegnante cambia radicalmente: non istruire, bensì educare è il nuovo obiettivo da raggiungere ”.

La musica alla base della formazione psico-fisica

L’attitudine al lavoro è per il bambino un istinto vitale, necessario all’organizzazione della propria personalità. Si tratta di un lavoro non consapevole, realizzato da un’energia spirituale che si sta sviluppando, un lavoro creatore. Il bambino ha dunque un compito importante: lavorare per produrre l’uomo che diventerà. La ripetizione gioca un ruolo fondamentale sia nella didattica Montessori sia in quella Suzuki.

“ Ripetere incessantemente un’azione, con energia e pazienza permette di raggiungere un obiettivo rinforza l’impegno e la costanza e permette di accrescere la capacità di raggiungere una meta ”.

L’imitazione è un canale di apprendimento privilegiato non solo per un bambino, per ogni persona a qualsiasi età. Le neuroscienze, oggi, confermano questa tesi descrivendo l’esistenza di una classe di neuroni (specchio) che si attivano quando un individuo osserva un’azione compiuta da un altro soggetto. Esecutore e osservatore sono quindi in simbiosi dal punto di vista neuronale. Non a caso, tutta l’opera di Maria Montessori è costellata di richiami all’importanza della pratica e della conoscenza della musica per la formazione psico-fisica soprattutto del bambino. In più di un’occasione insiste sull’esigenza di offrire a tutti i bambini una formazione musicale, perché la mancata educazione al gusto musicale genera individui privi di sensibilità, non solo verso la musica, ma verso tutto ciò che è espressione e comunicazione.

Nel caso della didattica Suzuki il materiale musicale è composto da un repertorio di brani, raccolti in dieci volumi, che propongono un percorso graduale e attraente che risponde ai medesimi criteri utilizzati da Maria Montessori. Entrambi hanno sempre sottolineato l’importanza dell’approccio allo studio di uno strumento musicale, pratica che contribuisce ad aumentare le capacità cerebrali, le abilità sociali, comunicative e linguistiche, a migliorare la memoria, a stimolare la risoluzione di problemi, a potenziare le capacità motorie, l’autodisciplina e l’autostima e a favorire la creatività e la libertà di espressione.

Senza il silenzio non ci sono i suoni

Per rendere possibile all’orecchio del bambino la percezione cosciente dei suoni e per affinarne le capacità di analisi e riconoscimento, Montessori ha compreso che è necessaria un’operazione preliminare, finalizzata al potenziamento delle capacità di attenzione e concentrazione, realizzabile grazie alla creazione del silenzio assoluto. La cosiddetta “lezione del silenzio” che ne è scaturita, ha riscosso nel tempo grande risonanza e clamore mediatico, tanto da essere considerata ancora oggi uno dei tratti distintivi del metodo. Il “silenzio” è concretamente assenza di suono e quindi di movimento. «Il silenzio assoluto equivale ad assoluta immobilità», scrive Montessori nel suo libro Educare alla libertà.

La psicomusica

Maria Montessori riteneva l’educazione musicale parte integrante del suo ideale di educazione cosmica ma, non essendone particolarmente esperta, per l’ideazione e la costruzione del materiale specifico si è affidata ai preziosi consigli dell’allieva e assistente Anna Maria Maccheroni, la quale si è dedicata con passione alla sperimentazione musicale con i bambini ed è stata in grado di concretizzare le sue intuizioni e mettere a punto la parte del metodo dedicata alla psicomusica.

All’interno del materiale di sviluppo sensoriale, quello musicale ha lo scopo di affinare la percezione dell’udito. È costituito da cilindri dei rumori, finalizzati al riconoscimento dell’intensità, e da campanelli per il riconoscimento dell’altezza dei suoni, ai quali si associano i tre pentagrammi con i relativi dischetti delle note per i successivi esercizi di posizionamento delle note sul rigo musicale. Le tecnologie in uso all’inizio del Novecento non hanno permesso lo sviluppo di un materiale specifico per il riconoscimento del timbro.

I cilindri

I campanelli

cilindri dei rumori, contenuti in scatole rettangolari contrassegnate da due colori, producono rumori identici a due a due, quindi sono appaiabili. Ciascuna serie presenta cilindri in gradazione con intensità variabile dal piano al forte. I campanelli sono suddivisi in due serie, e riproducono tutti i semitoni compresi in un’ottava. La parte superiore dei campanelli è costruita con una lega metallica di particolare pregio capace di non modificare l’intonazione con l’usura; si fa risuonare colpendola delicatamente con un battente sul lato. Le due serie, riconoscibili dai colori, sono disposte una davanti all’altra su una tavola di posa che riproduce gli spazi bianchi e neri della tastiera del pianoforte. Questo materiale ha lo scopo di educare l’orecchio alla percezione dell’altezza del suono. La particolarità di questo materiale risiede nella capacità di rispondere al bisogno primario dell’orecchio musicale di poter scegliere e ascoltare una nota alla volta.

L’isolamento del singolo suono infatti è un fenomeno molto raro nell’ambiente quotidiano.

“ Durante l’utilizzo dei campanelli si osserva come spontaneamente il bambino inizi a imitare con la voce la nota prodotta dal metallo educando la propria emissione alle diverse altezze del suono, così come il linguaggio parlato si adatta alla pronuncia ”.

Il periodo di massimo interesse verso l’ascolto e l’imitazione del suono isolato è tra i tre e i cinque anni. I pentagrammi sono tavolette di legno sulle quali è disegnato un pentagramma. Presenta degli incavi circolari in corrispondenza delle note, nei quali si possono incastrare i dischetti raffiguranti le note con il proprio nome scritto sul lato superiore; esiste poi il pentagramma che prevede l’uso di un rigo analogo ma senza incavi, quindi senza numerazioni per il controllo, per testare la memoria del bambino sul corretto collocamento delle note.

L’utilizzo di questo materiale destò all’epoca della sua ideazione, e in alcuni casi tutt’ora, resistenze e opposizioni giustificate dal luogo comune, inconsistente quanto diffuso, che di musica si possano occupare solo i musicisti.

“ La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio ”.