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Dodici perchè…

Ragioni per una necessità di un’educazione musicale scolastica

“I giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie.
Michel De Montaigne

L’esperienza sonora è uno dei veicoli primari nella costruzione del mondo intellettivo ed affettivo della persona. 
Il mondo acquista gradatamente forma e significati, per il bambino anche attraverso l’opera costruttrice dei precetti sonori.

“La musica è dotazione fondamentale di ogni persona, non proprietà di individui privilegiati”.

“In un ambiente sempre più esposto ai fenomeni di inquinamento acustico, la persona ha imparato a difendersi escludendolo dal campo dell’attenzione”.

“Abituandosi a non ascoltare, la persona finisce con il diventare incapace di ascoltare. La capacità di ascoltare gli eventi sonori e musicali è fondamentale per apprendere e ascoltare se stessi e gli altri”.

Quindi i perchè

L’educazione ha il compito di permettere alla persona il massimo spiegamento di questa primaria risorsa.

  • Perchè fin dalla primissima infanzia l’esperienza sonora si salda strettamente con la motricità. Il suonare e il cantare mettono in campo sempre più raffinate abilità percettive, cinestetiche e ideo-motorie; favoriscono l’acquisizione del coordinamento motorio.
  • Perchè la perdita della capacità di ascolto consegna alla società di oggi un individuo esposto ai condizionamenti dei media, nei quali sappiamo come la musica abbia una presenza di primo piano. La manipolabilità del cittadino è direttamente proporzionale alla sua ineducazione. La scuola ha il compito di fornire adeguati strumenti critici anche di fronte alla componente musicale dei media.
  • Perchè fin dai primi anni di vita il bambino esprime il suo mondo interiore con i suoni. La musica agisce fortemente sulla dimensione affettiva: il far musica permette, al bambino come all’adolescente, di esplorare, nell’emotività della musica, la propria emotività.
  • Perchè all’educazione musicale spetta il compito di educare una forma di comunicazione cruciale nella vita di relazione: quello che fa capo al parlare. Il controllo della voce parlante passa attraverso il controllo percettivo, intellettivo, fisiologico, di eventi vocali tipicamente musicali.
  • Perchè l’attività collettiva del far musica insieme è una delle esperienze tipiche e significative della disciplina. Le condotte che essa esige sono fondamentali per educare all’interazione e alla socializzazione.
  • Perchè le attività di manipolazione creativa del suono permettono al bambino e al giovane di esprimere il proprio mondo interiore, in parallelo e a integrazione del suo sviluppo creativo negli ambiti visuali, gestuali e verbali.
  • Perchè la musica è terreno privilegiato per far accedere il giovane all’incontro multietnico. Il bambino che anche in carenza di interazione verbale condivide a scuola con l’extracomunitario le rispettive musiche, sarà più facilmente l’adulto capace di interesse verso le altre culture. Le musiche degli altri popoli ci aiutano a capire le loro culture.
  • Perchè oggi la musica è una componente imprescindibile della cultura dei giovani, una manifestazione che impegna una parte cospicua e intensa della loro vita. Possedere le chiavi di accesso alla produzione alla fruizione musicale è uno dei bisogni più sentiti dai giovani, che esigono una risposta consistente da parte della scuola.
  • Perchè le competenze musicali assumono una funzione portante in una quantità di professioni contemporanee, da quelle tecnologiche a quelle educative, da quelle impresariali a quelle terapeutiche, da quelle dei media a quelle dell’economia e della gestione della cultura.
  • Perchè l’immenso patrimonio musicale del passato e del presente fornisce spazi di esplorazione di idee, emozioni, concezione del mondo di alto valore estetico, non altrimenti reperibili. E’ anche attraverso questo patrimonio che la civiltà attuale è diventata nei suoi aspetti migliori quello che è. Da questo patrimonio il bambino e il giovane rischiano di rimanere per sempre esclusi se l’educazione non fornisce loro adeguate chiavi di accesso.
  • Perchè ogni composizione musicale nasce come voce dell’intero mondo simbolico degli individui che la creano e della loro società di appartenenza. Per questa ragione la comprensione dell’evento musicale, inserita nella più ampia lettura multidisciplinare della realtà, apre il giovane all’intero ambito di cultura e civiltà da cui l’evento è scaturito, storico, sociale, antropologico o religioso.
  • Perchè il momento analitico dell’esperienza musicale, la conoscenza dei meccanismi sintattici e delle regole del codice, forniscono alla più generale competenza cognitiva dello scolaro strumenti e oggetti unici, esclusivi, su cui esercitarsi.

“ Non si deve insegnare la musica ai bambini per farli diventare grandi musicisti, ma perché imparino ad ascoltare e, di conseguenza, ad essere ascoltati.

C. Abbado

Non va infine dimenticato che nei suoi momenti riflessivi, nel dialogo quotidiano tra alunno e insegnante, nella trasmissione delle conoscenze, nelle attività di interpretazione e di analisi, nella lettura dei testi, nell’acquisizione di un lessico specifico, l’educazione musicale è anche, largamente, educazione verbale. L’educazione linguistica è compito dell’intero corpo insegnante. Da una parte ciò alleggerisce il carico di responsabilità dell’ora di italiano, dall’altra invoca un adeguato spazio curricolare per ciascuna disciplina.

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