Filosofia didattica

Credo che la musica sia inanzitutto spazio di riflessione e creatività.

Ciò che più ha valore è riuscire a creare un proprio stile ed un personale linguaggio chitarristico. Per arrivare a questo lo studio della tecnica deve essere funzionale alla consapevolezza che gli ingredienti della musica sono tanti ma rispondono quasi gerarchicamente a quanto il silenzio dispone. E’ l’utilizzo del silenzio e quindi delle pause, a definire la musica d’arte da quella scadente, di qualsiasi “genere” si tratti; non è certo solo questo a far la differenza ma su questo la musica di qualità si fonda.

In ambito improvvisativo tutto ciò vale ancor di più, ho imparato a comprendere che selezionare le note migliori per costruire il proprio fraseggio è una questione di studio rigoroso e di sensibilità. Facile è affidarsi al suonare tante note, la maggior parte delle quali poco significative e addirittura disturbanti, più difficile imparare l’arte del togliere.


Visualizza il Programma didattico e aree di studio.


Quello che mi ha sempre affascinato dei grandi musicisti è proprio come siano capaci di lavorare con le note in funzione dell’emozione, rispettando la misura, essendo sobrii e contemporaneamente pieni di intensità, chiarezza e direzione, trasformando in semplicità ciò che su un piano tecnico semplice non lo è affatto.

La mia proposta didattica si fonda quindi su questi princìpi, tutto il mio sforzo (nei limiti delle mie possibilità) è orientato a strutturare percorsi di apprendimento che siano occasione di educazione musicale non solo “lezioni”, termine che rivela una supponenza a mio avviso sospetta.

Saper suonare bene non significa affatto saper trasmettere bene quanto si conosce. Cercare di insegnare qualcosa è sempre imparare due volte,raggiungere una dimensione entropatica per me è la condizione senza la quale ogni percorso di apprendimento resta accumulo nozionistico, un contenuto è molto più che sterile informazione.