Filosofia didattica

Credo che la musica sia inanzitutto spazio di riflessione e creatività.

Questa è l’epoca della visibilità, dell’esserci a tutti i costi e a tutti i costi farsi notare, non importa quanto davvero si vale, non conta niente, importa imporsi; smodatamente e possibilmente con buona dose di arroganza.

Questo piccolo spazio web nel marasma di un mondo nel quale tutti sono fenomeni va nella direzione opposta, la più contraria; fedele al pensiero di Giuseppe Verdi per il quale solo tornando all’antico si avrà vero progresso.

Ed in questa direzione la mia proposta musicale si fonda su un supporto lontano dal concetto di “lezione” per chi desidera certamente imparare o migliorare se stesso ma senza alcuna brama legata al virtuosismo sterile o all’ omologazione di pensiero riguardo l’essere chitarrista.

La musica per me è un dono di Dio e quanto ha valore risiede nella possibilità di arrivare a creare e sviluppare il proprio stile personale, il proprio linguaggio chitarristico. Lo studio della tecnica a mio avviso è funzionale alla consapevolezza che gli ingredienti della musica sono tanti ma rispondono quasi gerarchicamente a quanto il silenzio dispone. E’ l’utilizzo del silenzio e quindi delle pause, a definire la musica d’arte da quella scadente, di qualsiasi “genere” si tratti; non è certo solo questo a far la differenza ma su questo la musica di qualità si fonda.

In ambito improvvisativo tutto ciò vale ancor di più, ho imparato a comprendere che selezionare le note migliori per costruire il proprio fraseggio è una questione di studio rigoroso e di sensibilità. Facile è affidarsi al suonare tante note, la maggior parte delle quali poco significative e addirittura disturbanti, più difficile imparare l’arte del togliere.


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Quello che mi ha sempre affascinato dei grandi musicisti è proprio come siano capaci di lavorare con le note in funzione dell’emozione, rispettando la misura, essendo sobrii e contemporaneamente pieni di intensità, chiarezza e direzione, trasformando in semplicità ciò che su un piano tecnico semplice non lo è affatto.

La mia proposta didattica si fonda quindi su questi princìpi, tutto il mio sforzo (nei limiti delle mie possibilità) è orientato a strutturare percorsi di apprendimento che siano occasione di educazione musicale non solo “lezioni”, termine che rivela una supponenza a mio avviso sospetta.

Saper suonare bene non significa affatto saper trasmettere bene quanto si conosce. Cercare di insegnare qualcosa è sempre imparare due volte,raggiungere una dimensione entropatica per me è la condizione senza la quale ogni percorso di apprendimento resta accumulo nozionistico, un contenuto è molto più che sterile informazione.